IL FALSARIO: OPERAZIONE BERNHARD
DIE FÄLSCHER di Stefan Ruzowizky, Austria/Germania 2007
Con Karl Markovitz, August Diehl, Devid Striesow
Tratto dall’autobiografia di Adolf Burger, ebreo slovacco che fece parte di un gruppo di falsari costretti a collaborare con i nazisti nella falsificazione di Sterline e Dollari, il falsario, candidato all’oscar come film straniero, è un piccolo film austriaco del regista dell’horror anatomy (!) che non si pregia delle monumentali ricostruzioni ambientali di alcuni kolossal sull’argomento, ma è immerso in spazi cupi e claustrofobici.
Nonostante uno spazio scenico piuttosto ristretto e l’evidente limite di budget è apprezzabile l’intento del regista Stefan Ruzowitzky di spostare l’interesse su una questione etica: cosa scegliereste tra la vostra vita e la possible salvezza di un popolo? Per Salomon, il falsario protagonista, la scelta non è mai scontata. Mentre i prigionieri ordinari del lager di Sachsenhausen muoiono fuori campo, lui e pochi altri eletti dormono su letti morbidi e fanno vita comoda – relativamente, sono sempre in un campo di concentramento -, grazie alle loro conoscenze dell’ambito della contraffazione di denaro, messe al servizio dei nazisti.
Diviso tra chi si vende per conservare la vita e chi da la vita per un’ideale, il falsario sembra scritto con un occhio a quell’inevitabile senso di colpa dei sopravvissuti ad un genocidio di masssa. La lotta tra la paura di morire e l’emergere di una coscienza diventa ancora più lacerante se si ha una responsabilità verso un’umanità intera – la riuscita falsificazione del dollaro avrebbe potuto essere decisiva per la guerra -, e questo dubbio sorregge tutto l’impianto narrativo del film, privo di facili eroismi e disseminato di incertezze, con la fotografia cupa e sgranata e il dinamismo della hand cam che trasmettono vigore e fisicità.
Il protagonista ha l’intensità giusta per la parte e nonostante una certa schematicità e un finale un po’ troppo consolante questo film morale – ma senza imposizioni - dell’austriaco Ruzowitzky è serrato e convince, peccato però per la confezione spoglia e minimale, quasi si avesse paura di emozionare e coinvolgere con una tema così difficile
IN PILLOLE: vivere ( con senso di colpa ) o morire in un lager: un dubbio, un film
INTO THE WILD
SEAN PENN, Usa 2007
Con Emile Hirsch, Marcia Gay Harden, Jena Malone, William Hurt, Vince Vaughn
A 17 anni dal convincente esordio registico di Penn nessuno sta più a chiedersi se sia o meno un bravo regista , visto che anche l’ottimo la promessa l’ha dimostrato. Into the wild era però caricato di un’attesa spasmodica per diversi motivi, e qualche recensione già gridava al capolavoro. No, non è un capolavoro secondo la modesta opionione di chi vi scrive. Eppure è un film talmente sincero, spontaeo e libero che viene voglia di perdonare alcuni difetti evidenti e annetterlo senza esitazioni tra i 3-4 migliori film della stagione tuttora in corso ( quella 2007-2008 per intenderci ). Pare che l’attore-regista abbia visto nella storia vera di Christopher McCandless gli stessi valori della leggenda dell’indian runner che sta alla base dell’esordio lupo solitario, altro film bello e imperfetto: il desiderio di fuga da una società ammorbata e annichilita da convenzioni rigide e meccaniche, il ritorno al tempo in cui l’uomo viveva in simbiosi con la natura servendosene e rispettandola, lontano da grattacieli e fabbriche. Via dalle convenzioni, via dalla pazza società. - Society, you're a crazy breed / Hope you're not lonely, without me canta Eddie Vedder. Questa è la linea guida di un’ampio filone di cinema americano indipendente che furoreggiò negli anni ’70 producendo anche diversi capolavori – easy rider, la rabbia giovane tra i migliori,- e che Penn evidentemente adora. I tempi degli Hippie non sono del tutto passati di moda e così into the wild, basato su un libro scritto dal giornalista Jon Krakauer per i cui diritti Penn ha dovuto aspettare dieci anni, ricostruisce la vita di questo giovane che, Thoreaux nel cuore, fugge da una carriera universitaria preconfezionata e da vuoti privilegi, diventa Alex supertramp e vive di espedienti per un’anno e mezzo facendo tappa qua e la dove capita con un solo obbiettivo: L’Alaska, alla ricerca di una natura selvaggia affascinante eppure così pericolosa e difficile da dominare.
La fuga di Chirs parte da una rottura con la convenzione-base della società: la famiglia. A causa di un’infanzia fasulla – si scoprono a metà film i motivi – il ragazzo è convinto che la felicità non vada cercata nei rapporti umani, che pure non disdegna ma anzi nutre, ma nel rapporto tra uomo e natura, alla ricerca di qualcosa che alla fine può benissimo risultare un proprio Dio personale. Ma se la sofferenza nelle relazioni umane è qualcosa di inevitabile, gli stessi rapporti umani non possono essere evitati, e a farlo si causa altra inutile sofferenza, come impareremo nel corso del film, come Chirs capirà che la natura si può domare una, due, tre volte, ma alla quarta è la sua potenza che domina te. L’opera di Penn si sviluppa in maniera assolutamente non-convenzionale attraverso una serie di flashback che scandiscono le diverse tappe del viaggio morale di Chris e in un paio di occasioni mostrano gli antefatti della vicenda. Il tutto è reso estremamente fluido – e a tratti un po’ confuso - da un montaggio che alterna presente – Chris in Alaska in un’autobus abbandonato – al passato – quello precedente al viaggio ma anche quello delle diverse tappe e incontri che lo cadenzano, - commentato dalla voce narrante della sorella del protagonista alternata a quella del protagonista stesso. Una struttura sintattica che ben si adatta all’estrema libertà espressiva del film che utilizza anarchicamente tutti i metodi comunicativi a sua disposizione: scritte in sovrimpressione, diari, voci off, split screen e ovviamente la bellissima colonna sonora di Eddie Vedder che si unisce alle suggestive immagini creando momenti di alchimia ed emozione pressochè unici. Il classico on the road a tappe è quindi reso meno lineare del previsto, quasi a rifiutare la convenzione cinematografica della continuità per rendere così il film più coerente con il suo scopo comunicativo.
Into the wild è libero, come il suo protagonista Chris, capace di cavarsela con poco ovunque, come gli Hippie che egli incontra sul suo cammino, talmente libero da peccare di ingenuità nell’eccesso di enfasi con la quale è sottolineato l’idillico ma temibile rapporto uomo-natura selvaggia – Malick in questo campo ha fatto di meglio - , da andare più volte al di là dell’asciuttezza che il copione richiederebbe per evitare sbrodolamenti. Penn dirige quasi sempre divinamente, si vedano le riprese ardimentose e da vertigini di paesaggi da sogno ma anche la direzione degli attori con uso abbondante di primi piani emotivi o il finale che mette veramente i brividi, ma in alcuni casi sembra fin troppo coinvolto per non suscitare dubbi, e talvolta anche la caratterizzazione del protagonista – bravissimo Emile Hirsch - , pare un po’ monotematica, volutamente superficiale. Ma le emozioni che suscita il film vanno al di la’ dei singoli componenti e il merito della colonna sonora non è solo quello di Eddie Vedder di averla cantata ma anche quello del regista – o chi per esso -, l’ha scelta e abbinata a splendide immagini. Menzione d’onore anche per il mitico Hal Holbrook, l’ultimo personaggio che Chirs incontra in ordine di tempo, fiore all’occhiello in un cast di altissimo livello.
Prendete into the wild per quello che è : non un capolavoro, ma una splendida parabola morale ( e cristiana se vogliamo ), sulla ricerca, soddisfatta, di una verità, mai così condivisa
IN PILLOLE: da rifarsi occhi e orecchie per un bel po’, e non solo…
ALVIN SUPERSTAR
ALVIN AND THE CHIMPUNKS ( Tim Hill ), Usa 2007
Con Jason Lee, David Cross, Cameron Richardson
Con una carriera alle spalle fatta di due serie tv e diversi album ai Chipmunks, creati nel 1959 da Ross Bagdassarian, mancava solo l’approdo cinematografico per santificare un brand dal riconoscuto successo e molto amato negli Stati Uniti. Ma purtroppo dopo aver visto la loro prima “fatica cinematografica” alvin and the Chipmunks, la cosa più interessante del film rimane ancora l’enorme seguito di pubblico ottenuto in patria. Tale successo è infatti proprio la dimostrazione di quanto siano entrati a far parte dell’immaginario Statunitense i tre animaletti, capaci di far incassare 200 milioni di dollarozzi sonanti ad un prodotto non dissimile ai tanti fondi di magazzino che passano inosservati durante l’anno, per i quali l’approdo in sala prima dell’uscita home video rimane solo una pura formalità
La storia dei tre simpatici scoiattolini che irrompono nella vita del songvriter fallito Dave e grazie a lui intraprendono una scalata al successo come rockstar internazionali, morale posticcia compresa, è mandata avanti col pilota automatico inserito dal regista Tim Hill senza un guizzo o un’invenzione narrativa degna di nota. Proprio a partire dal primo contatto tra il protagonista in carne ed ossa e i Chipmunks non si fa che seguire stancamente un copione praticamente non-scritto che non prevede il minimo sforzo da parte di regista e attori a rendere più credible l’interazione tra un uomo e tre scoiattoli in grado di parlare. Ci mette del suo anche il cast con il protagonista Jason Lee che nonostante la faccia giusta per il ruolo si limita a qualche smorfia di routine, non certo aiutato dalla difficoltà di dover interagire con il nulla ( gli effetti digitali sono ovviamente aggiunti a posteri), e il “cattivo” di turno David Cross penalizzato da un doppiaggio italiano fastidiosissimo. Se fosse per la componente Live Alvin superstar sarebbe veramente terribile ma per fortuna almeno i tre protagonisti sono molto accattivanti dal punto di vista grafico e strappano diversi sorrisi e moti di tenerezza, soprattutto per quanto riguarda il cicciottello Simon, decisamente più simpatico di Alvin.
Rimane però il fatto che alvin superstar stia parecchio largo al formato panoramico cinematografico e fatta eccezione per un paio di battute che rimangono comunque casi isolati pare diretto ad un target davvero molto basso e non fa niente per dissimularlo: niente di male, se non fosse che anche nel cinema a misura di bambino recentemente si sono visti prodotti più accurati e rifiniti di questo, e non è necessariamente il caso di andare a scomodare quel mostro-sacro di nome Pixar per fare qualche esempio…
IN PILLOLE: portateci i vostri figli e senza farvene accorgere scappate a vedere into the wild nella sala accanto
LAVORI IN CORSO
BOX OFFICE: SCUSA MA TI CHIAMO AMORE FA IL PIENO DI INCASSI!
Al suo esordio registico Federico Moccia non delude e incassa la bellezza di 4 milioni e mezzo di euro – e media per sala di oltre 9000 -, anche se rispetto a ho voglia di te ( esordio record da oltre 6 milioni ) ha perso qualche spettatore per strada, ma come il libro del resto. In seconda piazza della top ten fine settimanale rimane stabile american gangster e grazie al parziale di due milioni di euro e il totale di sei possiamo dirlo tranquillamente: è un grande successo nel nostro paese, e dopo the departed la dimostrazione che questo genere piace parecchio al nostro pubbllico. Crolla al terzo posto io sono leggenda con un totale di oltre 12 milioni di euro, quarto alvin superstar che supera i 2 milioni di incasso, un’altra storia rispetto al grande successo sul suolo americano ma più o meno in linea con gli incassi europei. Quinto l’ottimo into the wild che con 700 mila euro di incasso e media per sala di oltre 4000 fa decisamente meglio di non è mai troppo tardi, ( sesto ), per il quale 700.000 euro sono un po’ pochini viste le due star protagoniste, e di alien vs predator 2, ( ottavo ), che non raggiunge nemmeno il mezzo milione facendo peggio del precedente, complice l’assurdo divieto ai minorenni neanche fosse un porno. Supera i 4 milioni di incasso bianco e nero della Comencini e i 7 l’allenatore nel pallone 2 che è sicuramente il titolo con il crollo più pesante e la prossima settimana sparirà dalle sale dopo appena tre weekend, ma con un totale del genere Lino Banfi non si piò lamentare. Decimo Mr Magorium con appena 450.000 euro, floppa hotel meina addirittura ventesimo mentre cous cous supera il milione, e per un film del genere è un vero e proprio miracolo. Sole 20 sale per la famiglia Savage, che fa appena 40.000 euro.
La prossima settimana sfida tra Woody Allen, Cloverfiel e PS: I love you
In Usa la parodia meet the Spartan e Rambo fanno fuori Cloverfield con 18 milioni a testa: quest’ultimo crolla del 70% e difficilmente supererà i 100 milioni, ma visto il costo esiguo è comunque un successo con i già 60 milioni incassati. Ottime tenute per tutti gli altri titoli, Juno raggiunge i 100 milioni totali e non è mai troppo tardi zitto zitto quasi 60.
COUS COUS

LA GRAINE ET LE MULET DI Abdel Kechiche, Francia 2007
CON Habib Boufares, Marzouk Bouraouïa, Faridah Benkhetache, Sabrina Ouazani
Slimane Beiji ha sessantun’anni, è di origine Maghrebina e vive in un sobborgo portuale in zona marsigliese. E’ stanco nel fisico e nell’anima. Quando il capocantiere per cui lavora gli impone un taglio drastico dell’orario lavorativo è costretto a licenziarsi. Rifiuta la possibilità di essere mantenuto dalla nuova compagna e per dare qualcosa ai propri figli si imbarca nell’impresa di aprire un ristorante di Cous Cous fronteggiando l’indisponibilità di finanziatori e appaltatori, e aiutato dalla figliastra e successivamente dalla famiglia stessa riesce ad organizzare una serata d’apertura: ma le difficoltà non finiscono qui…
E’ un film incredibilmente vitale, fatto di carne, , volti, sapori e aromi culinari che sembrano uscire come in Odorama dallo schermo il nuovo lavoro del franco-tunisino Abdellatif Kechiche ( la schivata ). La graine e le mulet, è questo il bellissimo titolo originale inevitabilmente banalizzato in traduzione italiana, è l’affresco umano di una famiglia allargata da figli, mariti, compagne e cugini che per almeno metà dei 150 minuti di durata inquadra scene di vita quotidiana con vivido realismo e pennellate della macchina da presa, balzando con agilità da un volto all’altro. Lo sguardo sempre a ridosso dei volti, la divisione in lunghi segmenti quasi a mo’ di spettacolo teatrale, l’uso di suono e dialoghi fuori campo sovrapposti, quest’umanità di arabi immigrati fatta di pranzi collettivi a base di cous cous e chiacchiere a fiume ce la fanno sentire, percepire con tutti i sensi. Fa invece da contrasto con l’affollamento di questa vivace comunità la solitudine del protagonista, divorziato, abbattuto dal senso di colpa e dall’umiliazione di un lavoro precario ma animato dal desiderio di rendere ancora felice la sua “vecchia” famiglia senza trascurare quella “nuova” acquisita. Dopo aver fatto conoscere questi personaggi residenti nella zone portuale di Marsiglia la sceneggiatura del film prende successivamente la tipica strada dove all’otteninento della felicità ( l’apertura del ristorante ), si frappongono diversi ostacoli e impedimenti. ( i cavilli burocratici, la diffidenza delle istituzioni del luogo ). Ma che non sia questo il focus dell’opera è evidente da come lo script sorvoli ellitticamente su alcune fasi centrali. Come abbia fatto Slimane ad ottenere i soldi per ristrutturare la barca rimane un’incognita post-visione, ma anche gli stessi lavori di ristrutturazione compiuti solamente dal protagonista con l’aiuto del figlio sono descritti sbrigativamente in un paio di sequenze. L’interesse del film sta piuttosto nell’affresco di rapporti umani, non privi di conflitti e contrasti: siano l’odio reciproco tra le due Famiglie, adottiva e naturale, di Slimane, come il rapporto tra il figlio più scapestrato e la rispettiva compagna. Ma al di là dei conflitti Cous cous presenta personaggi animati dal desiderio di rivincita, di riscatto, privi di rabbia e odio nonostante le difficoltà di integrazione ma pieni d’amore: quello di padri che considerano la felicità dei propri figli più importante della stessa vita e di donne fragili ma in fondo forti e piene di risorse. Ma c’è anche spazio per l’umanità, come nella splendida sequenza nella quale il paradosso consegna un succulento piatto di Cous Cous e pesce ad un povero mentre una marmaglia di ipocriti borghesi in bmw lo aspettano con la bava alla bocca.
L’approccio di Keniche è sia antropologico che umanista, più che neorealista, rischia si di stancare con un’impianto filmico apparentemente fermo e immobile nel suo cogliere il fluire della vita, ma in realtà alla fine travolge, commuove, delizia, con le riprese splendide, la fotografia che dona vigore e suggestione persino ad ambienti da banlieu parigina, tiene persino con il fiato sospeso in un finale da thriller a ritmo di Lap-dance che si ferma laddove è giusto fermarsi, un’attimo prima del patetico, in una conclusione tanto suggerita quanto fulminante che da senso a tutto il film: un sacrificio, necessario contraltare della felicità di un gruppo. Sia chiaro, i 150 minuti si sentono tutti, ma sta proprio qui il bello, nella capacità del film di protrarre e dilatare i momenti più intensi rendendoli un’avvolgente e ipnotica danza visiva.
Ottimo il cast fatto di volti quotidiani e ordinari, nel quale emerge la carnalmente sensuale – e abbondante – HAfsia Herzi. Chi vi scrive non è riuscito a vedere Lussuria, ma dopo aver visto cous cous si può dire che per meritare la vittoria a Venezia Ang Lee deve aver dato il meglio di se’…
IN PILLOLE: piatto saporito e profumato, cinema popolare, autentico e passionale
ADDIO

28 ANNI
SENZA PAROLE
BOX OFFICE: IO SONO LEGGENDA RESISTE AD AMERICAN GANGSTER. IN USA CLOVERFIELD E' RECORD
In un altro weekend da oltre 10 milioni di euro complessivi, una coincidenza distributiva mette l’uno contro l’altro i due maggiori divi afroamericani del momento: il verdetto è di quasi-parità. American gangster si piazza secondo per un nonnulla con oltre 6000 euro di media e 2.800.000 euro di parziale, mentre io sono leggenda incassa 50.000 euro in più e si porta a 10.5 totali in dieci giorni, confermandosi il film da battere del 2008. l’allenatore nel pallone 2 ( terzo con 1572.000 euro ) ha un deciso calo ma fa 6.4 milioni in dieci giorni avviandosi a superare i 7 milioni di eccezziunale veramente 2, fino ad’ora il maggior successo di questo filone nostalgico, mentre va molto bene anche a bianco e nero che con un incasso di 1.100.000 euro totalizza 3.2 milioni totali Molto sottovalutato dalla distribuzione alvin superstar che arriva comunque a 1.250.000 euro facendo quasi 5000 euro in sole 250 sale, certo non un fenomeno di incassi come in Usa ma considerando il lancio sottotono poteva fare molto di più. Continua a sorprendere cous cous, che grazie all’aumento di copie scala la top ten fino alla sesta posizione crescendo a 350.000 euro in 79 sale da 4000 euro ciascuna.
A seguire rimancono ancora in classifica ma in poche sale e con incassi ridicoli i film di Natale, come leoni per agnelli che ha totalizzato 5 milioni, o una moglie bellissima a poche migliaia di euro dai 20 milioni totali. Natale in crociera precipita fino al ventesimo posto fermandosi a 23.5 milioni di euro, - tra meno di un mese esce in dvd -, e signorinaeffe e l’incubo di Joanna Millis sono due flop piuttosto pesanti. La prossima settimana arriva Moccia, ahinoi, a sbancare tutto con scusa ma ti chiamo amore
In usa cloverfield, con 40 milioni suonati di incasso batte ogni record di gennaio e, cosa rara per un blockbuster, recupera il budget – risibile, 30 milioni – già al primo weekend. Questo film catastrofico esce in Italia il primo febbraio, vedremo come si comporterà. Al secondo posto si piazza la commedia 22 dresses con oltre 22 milioni di incasso e non è mai troppo tardi scende al terzo posto con già 42 milioni fatti in dieci giorni. Quarto il fenomeno juno, a quota 85, stanno per toccare i 200 milioni alvin superstar e il mistero delle pagine perdute, e i 250 lo strepitoso ( in termini di incassi ) i am legend, che ha già praticamente raggiunto i 500 milioni nel mondo.
AMERICAN GANGSTER: una storia (afro)americana

Ridley Scott’S AMERICAN GANGSTER, ( USA 2007 ), 157 minuti
CON Denzel Washington, Russel Crowe, Cuba Gooding Jr, Ted Levine, Josh Brolin
Dopo filmetti mediocri come un’ottima annata e flop come le crociate ( che comunque chi vi scrive ha apprezzato ) qualcuno dava Ridley Scott già per bollito e pensionato. Giusto per ricordarci che il regista di alien e blade runner è ancora tra noi arriva questo poliziesco campione di incassi in Usa basato sulla storia vera di Frank Lucas, uno dei narcotrafficanti più influenti degli anni ’70 ad Harlem e di Richie, il poliziotto che lo deve incastrare Tutto qui? Non proprio, anche potendo grossomodo definire american gangster come la storia di due uomini talmente diversi da essere complementari come le due facce di una stessa medaglia, il film di Scott è ben più di una caccia del gatto col topo.
Si parte subito forte con una sequenza-shock: poi, lentamente ma con ritmo e montaggio sostenuto assistiamo alla costruzione di un’impero milionario basato sull’importazione di eroina dal Vietman ( come, se per caso già non lo sapete perché siete stati in vacanza in Polinesia negli ultimi due mesi, è meglio non rivelarlo per non rovinare una “gustosa” sorpresa ) da parte di Frank Lucas: un’uomo quasi troppo semplice, tutto casa, chiesa e famiglia, per destare sospetti. Richie, poliziotto-operaio, trasandato, divorziato ma concreto e con un senso della giustizia ferreo si inoltra in una lunga indagine che lo porterà sulle tracce del nuovo Padrino di colore. Ovviamente l'incontro tra i due è riservato per il gran finale. La semplicità della vicenda non deve ingannare perché da mostrare american gangster ne ha da vendere, essendo che si sviluppa tanto in verticale quanto in orizzontale: le vicende personali dei due “eroi”, infatti, sono cadenzate lentamente e accompagnate da una monumentale istantanea d’epoca che ricostruisce magnificamente il clima del periodo, lasciando che Vietnam, questione razziale e degradazione dei quartieri poveri di Harlem cosparsi di polverina bianca emergano per osmosi rappresentando uno sfondo parecchio ingombrante.
Quella di Lucas è una classica ascesa di potere criminale simile a quella di tanti personaggi che hanno fatto la fortuna di registi come Scorsese e Coppola con la variante che al desiderio di fama e soldi si aggiunge la necessità di rivincita da parte di un’afroamericano verso un mondo prima gestito e dominato solo dai bianchi. Ma saranno proprio quell’avidità e quel potere rubato ai bianchi ad affondarlo, come suggerisce il film usando una costosissima pelliccia come causa del declino di Lucas. Il film di Scott racconta tutto ciò con un’epicità ovviamente diversa e non paragonabile a quella dei classici, ma che non lascia indifferenti per la capacità del regista, finalmente al suo meglio, di rendere scorrevole e avvincente una sceneggiatura complessa, curatissima e ricca di dettagli, grazie ad una confezione tecnica straordinaria: riprese veloci ma sempre chiarissime, angolature originali e superba messa in scena sporca, con un montaggio quasi sempre invisibile. Notevole anche la fotografia di Harris Savades, che si era occupato anche di zodiac, e l’uso abile di una colonna sonora attinente al periodo e agli argomenti trattati: tutti fattori che conferiscono al film un'avvolgente atmosfera pop -blaxploitation
Se american gangster parrebbe sin qui il classico grande film in grado di salvare da solo una stagione mediocre e di rimanere negli annali rimane però un problema di fondo a ridimensionare l’entusiamo, che è paradossalmente proprio la scrittura del personaggio principale, Frank Lucas: il film purtroppo non riesce a rendere la statura tragica e carismatica di una simile figura e quando Ridley Scott prova a fare lo Scorsese o lo Spike Lee non fa che sottolineare l’abisso che lo separa da questi ultimi . In generale è poco credibile il modo in cui la sceneggiatura si occupa di Lucas, indecisa tra il denotarlo come cattivone convenzionale, come antieroe di quei tempi o tra una semplice biografia superficiale, problema che trova conferma nel ruffianissimo e sbrigativo finale. Meglio la caratterizzazione di Richie Roberts, anche se non esente da pecche. Ottime invece le interpretazioni di entrambi i divi, che intraprendono una vera e propria gara di bravura, vinta per un soffio da Washington. Nonostante questo problema non da poco, american gangster convince e avvince, riesce nell’impresa di tenere incollati allo schermo per due ore e quaranta con uno spettacolo monumentale e almeno una scena da antologia, quello del primo incontro tra i due protagonisti, con annessa citazione da il padrino parte II: Da brividi.
IN PILLOLE: epopea mafiosa ( Scorsese ) + blaxploitation ( Spike Lee ) non è la summa tra i due purtroppo ma comunque il migliore Scott da tempo immemore
BUON COMPLEANNO JOHN

diciamolo pure, un regista con i cosiddetti come pochi altri, formalmente in possesso di un rigore e una coerenza assolutamente unici. Da ricordare lo spaventoso fog, uno dei migliori horror degli anni '80, il teorico halloween, cult movie assoluto che ha inventato lo slasher, il suo capolavoro la cosa , uno dei remake più belli della storia del cinema, che sta accanto ad Alien nell'antologia del fanta-horror, i cult assoluti fuga da Los Angeles, distretto 13, il signore del male, il seme della follia, essi vivono, e poi diversi film commerciali e film medi. Un autore che non si è mai abbassato troppo,anche alle prese con i copioni più sgangerati ha sempre saputo trarne film più che dignitosi. Non ricordo un suo solo film veramente brutto, illuminatemi se potete. Un cowboy a Hollywood, che ultimamente si è un po' perso per strada. Meglio così, se non ha più niente da dire, diversamente da quanto fanno molti suoi colleghi.
La pensione se l'è davvero meritata, ma ne sentiamo ancora la mancanza
LA CONVERSAZIONE di Francis Ford Coppola
Francis Ford Coppola’s THE CONVERSATION ( USA, 1974 )
Con Gene Hackman, John Cazale, A. Garfield, Robert Duvall
Tra una produzione miliardaria e l’altra l’ambiziosissimo ( e megalomane ) italoamericano Francis Ford Coppola si riposava con produzioni minori, talvolta con risultati modesti, altre volte con risultati semplicemente straordinari. La conversazione, per chi vi scrive, fa parte di questi ultimi. Per analizzarlo meglio, bisogna capire che il periodo in cui usci fu quello dello scandalo Watergate, di tutti gli uomini del presidente, insomma del clima di paranoia iniziato con la scoperta che gli enormi progressi tecnologici fatti nel campo delle tecnologie audiovisive avevano anche il loro dark side.
Tralsciando una questione morale ed etica sulle intercettazioni – telefoniche e non -, che continua ad essere di pesante attualità e meriterebbe un’ulteriore approfondimento, se è vero che solo l’uomo è padrone del proprio destino e una tecnologia non può essere definita buona o cattiva, sembrerebbe quasi che uno dei capolavori del cinema americano degli anni ’80 sia un’anelito anti-progressista dove fede e religione sono l’unico antidoto possibile ai mali di un mondo infettato da una tecnologia demoniaca. Ma non è così, o almeno non solo. Certo la spiccata religiosità di Coppola è palese ed emerge come filo conduttore nel corso della pellicola, ma non si tramuta in un j’accuse etico a senso unico rimanendo invece solo une delle diverse letture a cui è soggetto la conversazione. Principalmente, ma non unicamente, il film risulta il credibile ritratto filmico psico-caratteriale di un’uomo che trascorre il tempo a spiare le vite degli altri senza averne una propria. Riservato, chiuso, anaffettivo, Harry Caul non lascia trapelare all’esterno nulla di se, nasconde meticolosamente ogni dettaglio che possa rivelare agli altri dettagli di una vita privata che non ha. Il confine tra lavoro e vita non esiste, la sua vita è quella degli altri, proprio come il titolo del bel film tedesco che ha riscosso tanti apprezzanti l’anno passato, evidente debitore di Coppola. E subentra il senso di colpa, una traccia di pentimento a rendere più umano questo odioso personaggio proprio nel momento in cui si avvicina la resa dei conti, come da manuale nella morale cristiana. Nel frangente in cui si redime Harry viene punito, finisce vittima del suo stesso operare, da ascoltatore diventa ascoltato, da spione spiato, e per quanto meticoloso e preciso non riesce a tamponare quella falla di informazioni invisibile iniziata proprio dentro di lui.
La conversazione è inevitabilmente un’auto-riflessione mediatica e cinematografica: dichiarazione d’amore alla potenza del mezzo e allo stesso tempo constatazione dell’incapacità delle tecnologie sonore e visive di spiegare, di comprendere realmente. Passive, l’immagine, la registrazione, sono strumenti relativi in mano ad un manipolatore, esattamente come Harry è solo uno strumento, la rotella di un’ingranaggio, che solo nel sogno, nelle bellissime materializzazioni espressionistiche, riesce finalmente ad imporsi, ad aprirsi e uscire allo scoperto. L’accusa quindi non arriva diretta sulle tecnologie stesse ma piuttosto sull’uso che l’uomo ne fa, su come la società abbia imbastito un reticolo di occhi e orecchie che rendono tutti più liberi ( di contattare, sentire, spiare, ascoltare ), ma allo stesso tempo tutti più schiavi, controllati e catalogabili.
Dopo il versante meta-cinematografico e quello di critica socio-politica e se vogliamo morale presente ne il padrino il film di Coppola completa il cerchio concludendosi come un thriller dell’anima paranoide che diviene quasi un horror, un cupo e angosciante incubo ad’occhi aperti similmente al folle apocalypse now
La regia superba, contraddistinta da rare fermezza e sobrietà, esalta quindi le allucinate visioni del protagonista rendendo confusi i confini tra fantasia e realtà, tra paranoia e pericolo reale, mettendo al culmine della tensione, centellinata in modo magistrale, una delle sequenze più terrificanti che si ricordino. Il pazzesco finale sembra anticipare l’incipit di apocalypse now: il confine tra orrore umano e psichico, tra paranoia e razionale, è definitivamente abbattuto. Harry, ormai quieto, suona il sax in una stanza devastata, sei anni dopo tornerà come Kurtz in una camera d’albergo, e il cerchio sarà completo.Un manuale per il thriller psicologico perfetto, che viene tanto da Hitchcock quanto da ossessioni attuali e vivide ancora oggi.
Quella di Gene Hackman risulta secondo il sottoscritto tutt’oggi la sua insuperata best perfomance; se non l’avevate riconosciuto c’è anche un giovanissimo Harrison Ford ai suoi primi passi verso l’olimpo di Hollywood, ma anche il grande e prematuramente scomparso John Cazale, che appare anche in un altro dei must di quel periodo: il cacciatore
BOX OFFICE: IO SONO LEGGENDA SFONDA ANCHE IN ITALIA, OTTIMO SECONDO ORONZO CANA'
DEBUTTO DA RECORD PER IL FILM CON WILL SMITH, MA ORONZO CANA' NON PATISCE ANZI, C'E' SPAZIO ANCHE PER IL FILM DELLA COMENCINI
Il 2008 non poteva cominciare meglio per i cinema italiani: ormai sgonfiatisi i film natalizi, arrivano tre nuove pellicole a riempire tutte le sale. Per quanto pronosticabile, il successo del primo vero e proprio blckbuster Usa di stagione io sono leggenda, forte di una promozione arrivata anche sui tg nazionali, va ben oltre le aspettative, con 5.7 milioni di euro, terzo miglior esordio stagionale dietro a shrek 3 e simpson, ma anche uno dei risultati migliori di sempre per il mese di gennaio, con la media per sala da record assoluto di quasi 12000 euro.
Ma c’è spazio anche per Lino Banfi che fa centro con l’ennesima operazione nostalgica: l’allenatore nel pallone 2 incassa 3 milioni e mezzo di euro facendo una media di quasi 7000, risultato molto simile a quanto fece ecceziunale veramente 2 due anni fa
Ancora cinema italiano, ma di tutt’altro genere, con bianco e nero al terzo posto, che sorprende superando il milione e mezzo di euro con una media di quasi 6000 euro, grazie all’ottimo lavoro di promozione svolto dalla 01 e alla star nazionale Fabio Volo, sempre più amato dagli italiani che vanno al cinema. Cristina Comencini torna a far bene al botteghino dopo la bestia nel cuore
C’è poi un’abisso dal terzo posto in giù, con Pieraccioni che si piazza quarto nonostante il netto calo, vicinissimo ai 20 milioni totali, Leoni per angelli è sicuramente il titolo con il calo minore dalla Befana e arriva a 5 milioni, il mistero dei templari a quota 8.5 finisce la corsa dietro di un niente a la bussola d’oro ( 9.2 milioni ), Natale in crociera crolla a fondo classifica con 23 milioni totali ( esattamente come il precedente, stesso film, stesso incasso, il pubblico di Neri Parenti rimane ormai sempre stabile ), bee movie finisce fuori top ten confermandosi per ora il peggior flop della stagione, appena 6 milioni.
Enorme calo per halloween the beginning che evidentemente non è piaciuto molto al pubblico, resiste decimo lussuria. Cus cus finisce fuori top ten ma ha la terza media per sala assoluta.
Negli Usa dopo mesi di blockbuster apre in testa una commedia: non è mai troppo tardi con Jack Nicholson e Morgan Freeman, un buon risultato di quasi 20 milioni di dollari ( esce da noi il 25 gennaio ). Secondo posto, altra commedia, quasi identico incasso, per first Sunday, e al terzo posto continua a macinare juno, arrivato a 70 milioni, non vuole saperne di mollare le posizioni alte e punta senz’altro ai 90-100 milioni, da record per un film indipendente. Cali contenuti per il resto della classifica, con national treasure 2 e alvin superstar avviati verso i 200 e Will Smith a quota 240, ma si difendono bene anche ps I love you, quasi 50 milioni, e espiazione, fresco di Golden Globe. Sweeney todd esce di classifica con circa 45 milioni, un buon risultato anche se sia tim Burton che, ovviamente, Deep, hanno fatto di meglio
IO SONO LEGGENDA
L'ENNESIMA TRASPOSIZIONE ( INFEDELE ) DELL'OPERA SEMINALE DI MATHESON RISULTA AVVINCENTE PER META', CASCANDO PROPRIO SUL PIU' BELLO

USA, 2007
I am legend
Di Francis Lawrence
Con Will Smith, Alice Braga
In una New York totalmente deserta, c’è un solo uomo sopravvissuto ad una devastante epidemia, in compagnia di un cane a lottare contro orde di infetti rabbiosi e ostili: Questi i pochissimi ingredienti su sui si basa il nuovo plurimilionario adattamento di Francis Lawerence del romanzo di Richard Matheson io sono leggenda, un film che si aggiunge al già ricco filone catastrofico in cui il flagello non è un terremoto o un meteorite, ma un virus che stermina l’umanità, creato non dalla natura ma da un’uomo vittima di se’ stesso. Nonostante la presenza di simil-zombie siamo più vicini a 28 giorni dopo ( tutt’ora tra gli esempi insuperati del genere ) che non a zombie, ma la differenza qui la fa la confezione da 150 milioni di dollari – budget che il piccolo film inglese si sognava - , e la presenza della star planetaria Will Smith. Niente effetti splatter quindi, piuttosto una confezione edulcolorata e totalmente adagiata sui meccanismi macina- soldi dell’industria di Hollywood, morale compresa.
Robert Neville, il virologo protagonista interpretato da Will Smith, ci viene presentato in una scorribanda cool su un’auto sportiva per le strade di New York. Gradualmente, e intelligentemente, emergono dettagli sugli eventi che hanno portato alla situazione attuale, tramite flashback, e si scopre quali siani i terribili risultati di un virus micidiale che ha sterminato l’umanità, derivato da una fallimentare cura contro il cancro. Si passa dalla claustrofobia di un’abitazione che diventa rifugio-bunker di notte, all’agorafobia di una Grande Mela mai così immobile e silenziosa, splendidamente ripresa e fotografata in modo da diventare un vero e proprio personaggio del film, con le sue insegne incrostate e i suoi palazzi immobili.
La resa del personaggio e della sua solitudine è credibile, grazie alla buona prova di Smith e alla scelta di farlo dialogare con l’unica forma di vita rimasta a tenergli compagnia: un cane, presenza quantomai umana, e persino i manichini di un negozio, un po’ come Tom Hanks in cast away si creava l’amico Wilson. Un dialogo che ha anche lo scopo di spezzare silenzi altrimenti eccessivi per un film commerciale come questo e che di conseguenza non mancano di risultare talvolta un po’ forzati o fini a se’ stessi, quando volti a sdrammatizzare. Francis Lawrence si mette il mestiere, non senza il consueto tremolio da action-movie patinato e azzecca un pugno di sequenze emozionanti. Pessima invece la resa degli infetti: gli effetti speciali digitali stonano con il crudo realismo che la vicenda richiederebbe, facendo rimpiangere i vecchi artigiani del cinema horror che lavoravano con gomma e lattice.
Ben lontano dal proporre una visione pessimista e lucidamente sociologia come quella di Matheson, che opera un totale ribaltamento del concetto di diverso palesandone la relatività, questo blockbuster risulta però solo mezzo riuscito, a causa di uno script di Akiva Golddsman ( il codice da vinci ) che scricchiola pericolosamente quando si arriva al nodo cruciale che imprime la svolta al film: la conclusione pilotata dalle esigenze consolatorie mainstream propone un’improbabile metafora messianica che, qualora se ne accetti la dubbia ideologia, risulta forzata e fastidiosamente tronfia, in contrasto con il tono del film sino a quel momento, e ingenuamente poco coerente dal punto di vista logico.
Una scelta che non riesce proprio a convincere, troppo smaccatamente reazionaria e accomodante, e ridimensiona il valore di un film con all’attivo diversi pregiCOSA CI ASPETTA NEL 2008 - parte seconda
GRANDI AUTORI E GRANDI CAST
Alcuni film dalle enormi aspettative, con nomi importanti nelle voci regia e cast ci aspettano nei mesi a venire. Tra there will bee blood ( il petroliere per noi sfortunati italiani ), del grande Paul Thomas Anderson ( magnolia ), per ora il film che ha più entusiasmato critici e cinefili oltreoceano di quest’annata, non è paese per vecchi, nuovo noir dei Coen con Javier Bardem e Tommy Lee Jones ( entrambi a Marzo ), american gangster ( 18 gennaio ) di Ridley Scott, classico film in grado di mettere d’accordo pubblico e critica, il treno per Darjeeling, nuovo road-movie di Wes Anderson e l’apprezzatissimo into the wild di Sean Penn i primi mesi del 2008 renderanno davvero difficile la scelta.
Senza dimenticare la guerra di Charlie Wilson con Tom Hanks e Julia Roberts, onora il padre e la madre di Sidney Lumet, e non è mai troppo tardi, con Rob Reiner che dirige Morgan Freeman e Jack Nicholson. Esce anche what just happened ( 21 marzo ), satira grottesca di Barry Levinson sul mondo di Holllywood, con Robert De Niro, John Turturro e Stanley Tucci.
Sarà in the other boleyn girl ( giugno ) invece la coppia Natalie Portman-Scarlet Johansson, un quasi-prequel di Elizabeth, almeno dal punto di vista temporale.
Date d’uscite ancora incerte per valkyrie con Tom Cruise nei panni di un nazista che attenta a Hitler, reservation roads ( forse Natale 2008 ), film che rinnova la coppia di Titanic Winslet-Di Caprio al comando del bravo Sam Mendes ( american Beauty ), righteous kill, che rinnova la coppia Pacino-De Niro.
Un 2008 quindi all’insegna della nostalgia per i grandi sucessi del passato, forse nella speranza di replicarli, come testimonia anche l’uscita di John Rambo ( febbraio ), altro supereroe resuscitato da Stallone dopo Rocky. Molta curiosità anche per l’uscita di the curious case of Benjamin Button, un film di David Fincher dove Brad Pitt interpreta un uomo che nasce vecchio e ringiovanisce invecchiando, e per Syneddoche, New York, esordio alla regia di Charlie Kaufman con Philip Seymour Hoffman, che usciranno verso la fine dell’anno
Ma il cinema indipendente non sta a guardare e ci propone titoli come lo scafandro e la farfalla, film di Jullian Schnabel su uomo completamente paralizzato salvo che per una palpebra, juno, il caso dell’anno in Usa tra i film Indie su un’adolescente incinta troppo presto, la famiglia savage di Tamara Jecksins con Philip Seymour Hoffman e Laura Linney, Margot and the wedding, commedia di Noah Baumback con Nicole Kidman e l’attesissimo be kind rewind di Michael Gondry con Jack Black, dalle premesse come al solito deliranti. Da citare due attessimi muscial come mamma mia, dall’omonimo album degli Abba, e sweeney todd (22 febbraio 2008), il prossimo film di Tim Burton con Johnny Deep, per il quale ogni commento è superfluo…



QUANDO LO SCHERMO SI TINGE DI ROSSO
Se sweeney Todd e io sono leggenda ne daranno un’assaggio, halloween – the beginning ha aperto le danze, a rappresentare il genere horror in tutta la sua potenza tornerà George Romero con il suo atteso Diary of the dead ( giugno ), un low-budget girato in pochi giorni che, a detta del regista, è il primo film ad appartenergli completamente. Molto meno atteso invece alien vs predator 2, nel quale la lotta si trasferisce nel Colorado, senza Raul Bova. Torneranno i vampiri al cinema con 30 days of night, con Josh Hartnett, e i thriller sadici fanny games e the hitcher, due remake uno dei quali realizzato dallo stesso autore dell’originale Michael Haneke. Torna anche lo spagnolo Jaume Balaguerò che pare questa volta abbia fatto centro con rec ( 1febbraio ), film che simula una finta diretta giornalistica sul lavoro di una squadra di pompieri, dal trailer pare possa garantire ben più di qualche brivido a buon mercato



IL CINEMA ITALIANO
Il cinema di casa nostra quest’anno resuscita due cult dell’immaginario colllettivo: stiamo parlando di Oronzo Canà ne l’allenatore nel pallone 2 ( 11 gennaio ) e di grande grosso e verdone ( marzo ), che riporta in auge i personaggi di viaggi di nozze e Bianco, rosso e Verdone e si candida già ora come maggior incasso italiano del 2008. Il filone adolescenziale esploso un’anno fa avrà come degni rappresentanti, speranzosi di replicare i successi passati, scusa ma ti chiamo amore, da e di Federico Moccia” con Raul Bova ( 25 gennaio ), questa notte è ancora nostra ( marzo ) con l’onnipresente Vaporids e parlami d’amore a San Valentino, esordio registico di Muccino Jr.
Tra i film sulla carta più interessanti il ritorno del connubio Salvatores-Ammaniti in come Dio Comanda, che dopo io non ho paura lascia presagire ottimi risultati, caos calmo di Antonello Grimaldi con Nanni Moretti nei panni di un dirigente in crisi e il ritorno di Paolo Virzì con tutta la vita davanti, sul precariato dei call center. Ma anche il Divo di Paolo Sorrentino, nel quale Toni Servillo interpreterà Giulio Andreotti, gomorra, sempre con Servillo, l’adattamento di Matteo Garrone dell’interessante romanzo-inchiesta di Roberto Saviano, e per colpo d’occhio, il nuovo thriller di Sergio Rubini con Riccardo Scamarcio


Conlcudo qui questa rassegna di anticipazioni che rappresenta solo il cuore di un’annata cinematografica da molti punti di vista ancora tutta da scoprire, con molti titoli che ho volutamente tralasciato per necessità di sintesi.
Qui di seguito la top 20 dei film più attesi del 2008, cercando di mediare tra proposte commerciali e film d’autore
1 NO COUNTRY FOR OLD MEN Regia: Ethan Coen, Joel Coen
I Coen che ritornano al noir adattando un romanzo di Cormac McCharty con Javier Bardem e Tommy Lee Jones, due tra gli attori più in forma del momento. L’attesa è alle stelle.
2 THERE WILL BE BLOOD di Paul Thomas Anderson
l’ascesa di un petrolman interpretato dal grande Daniel Day-Lewis diretto dalla garanzia Paul Thomas Anderson: un film che ha ricevuto e sta tuttora rivecendo consensi incredibili
3 SWEENEY TODD di Tim Burton
il ritorno dell’incredibile coppia Burton-Deep in un musical gotico da grand-guignol che promette faville, con i toni dark preferiti dal regista
4 AMERICAN GANGSTER di Ridley Scott
il ritorno del gangster-movie con lo stile lucido e patinato di Scott che, a giudicare dall’accoglienza in patria, è decisamente al suo meglio. E poi la coppia Washinton-Crowe parla da sola
5 INTO THE WILD di Sean Penn
La grandissima sensibilità di Penn al servizio di una storia vera di libertà e natura selvaggia, con una colonna sonora da urlo
6 ONORA IL PADRE E LA MADRE di Sidney Lumet
7. LA GUERRA DI CHARLIE WILSON di di Mike Nichols
8. DIARY OF THE DEAD di George Romero
9. THE CURIOS CASE OF BEMJAMIN BUTTON di David Fincher
10. THE DARK KNIGHT di Christopher Nolan
11. WALL.E della Pixar
12. GUERRILLA di Steven Soderbergh
13. SYNEDOCHE, NEW YORK di Charlie Kaufman
14. BE KIND REWIND di Michael Gondry
15 GOMORRA di Roberto Saviano
16. IL CACCIATORE DI ACQUILONI di Marc Forster
17. IL TRENO PER DARJEELING DI Wes Anderson
18. RIGHTEOUS KILL di John Avnet
19. LO SCAFANDRO E LA FARFALLA di Juliane Schnabel
20 REVOLUTIONARY ROAD di Sam Mendes
GLI SBANCABOTTEGHINO DEL2008
INDIANA JONES E IL REGNO DEL TESCHIO DI CRISTALLO
Una delle saghe più amate di sempre, la star in ascesa Shia Labeouf, la solita intelligenza produttiva di Steven Spielberg, reduce dalla produzione del successoneTransformers, è il film che si candida maggiormente a sbancabotteghini del 2008
LE CRONACHE DI NARNIA – IL PRINCIPE CASPIAN
Forte dei 700 milioni incassati in tutto il mondo dal precedente non dovrebbe avere problemi a raggiungere o superare tale cifra
THE DARK KNIGHT
Il ritorno di due delle icone più amate del mondo dei fumetti: batman e il suo tradizionale nemico Joker, sulla carta fa faville e potrebbe superare l’incasso del primo episodio
HARRY POTTER E IL PRINCIPE MEZZOSANGUE
Con l’avvicinarsi della fine della serie gli incassi aumentano: scommettiamo che questo penultimo capitolo incasserà più di tutti gli altri? In ogni caso, una garanzia
Più difficile invece prevedere il successo di l’incredibile hulk, iron man, speed racers e 10.000 a.c., the happening e cloverfield, che non avendo basi solide di appassionati alle spalle potrebbero sorprendere come risultare dei clamorosi fiaschi. Appuntamento tra un anno per la sentenza…
ANTICIPAZIONI: COSA CI ASPETTA NEL 2008, prima parte
2008 al via: passiamo in rassegna alcuni dei ( tanti ) titoli che ci terranno compagnia al buio delle sale
GRANDI BLOCKBUSTER E CATACLISMI



Per quanto riguarda la proposta più commerciale come l’anno appena passato non mancherà la consueta grande quantità di sequels: tra i più attesi, si candidano come possibili blockbuster dell’anno le cronache di Narnia – il principe Caspian, ( 22 agosto), forte dei 700 milioni incassati dal precedente in tutto il mondo. L’esperimento estivo, per un genere, il fantasy, tradizionalmente associato alle festività invernali, funzionerà? Attesissimo, per molti già il campione d’incasso dell’annata, è il quarto capitolo di Indiana Jones e il regno del teschio di Cristallo ( maggio ), ( con la New entry Shia Labeuf, starlette del momento, e senza Connery). Sequel attesissimo anche il dark knight ( luglio ) di Chris Nolan, con Heath Ledger nei panni di un Joker che si preannuncia capace di far impallidire quello di Jack Nickolson..E ancora l’incredibile Hulk, ( luglio ) con Edward Norton che prova a dare una seconda chance all’eroe verdastro dopo il mezzo fiasco del film di Ang Lee, e Bond 22, sempre con Daniel Craig e in uscita il prossimo Novembre. Harry Potter e il principe mezzosangue uscirà anche a Novembre, penultima puntata della saga più fortunata del millennio.
Ogni tanto tra un sequel e l’altro Hollywood si gioca la carte del nuovo, e quest’anno il primo maggio sarà il turno di Iron Man, ennesimo comic della Marvel ad essere rispolverato per il grande schremo con l’ottimo Robert Downey Jr. che è già una marcia in più assicurata al film della Universal
Due grandi filmoni catastrofici si apprestano a rinvigorire un filone ultimamente un po’ spento, si tratta di cloverfield ( 1 febbraio ) prodotto dal creatore di Lost j.j. Abrahms, che si vocifera possa essere una sorta di Blair Witch Project ad alto budget, con un enorme mostro, o forse più di uno, a devastare New York, e di the happening ( luglio ), il ritorno dell’indiano Shyamalan dopo lo sfortunato lady in the water che, passato alla Fox, ha realizzato un film appartenente al filone delle catastrofi ecologiche alla Day after tomorrow.



Non appartengono propriamente al filone ma sperano comunque in incassi miliardari 10.000 a.c. ( marzo ), kolossal epico-preistorico di Roland Emmerich e speed racers, ( maggio ) film di corse automobilistiche che segna il ritorno dietro alla macchina da presa dei fratelli Wachosky, quelli di Matrix, uno dei quali fresco di cambio di sesso. Molto ambizioso, in termini di incassi, il francese Asterix alle Olimpiadi ( 8 febbraio ), il più costoso film della serie sempre con Depardieu
Ambizioni invece minori ma molta curiosità per la possibile sorpresa Mr Magorium e la bottega delle meraviglie ( 1 febbraio ), fantasy con Dustin Hoffman nei panni del proprietario 234enne di una bottega magica, con Natalie Portman, e jumper con Hadey Cristensen, film fantascientifico sul teletrasporto.
Fantascientifico anche next ( febbraio ), adattamento da Philip Dick con Nicolas Cage in grando di vedere nel futuro
WILL SMITH SUPERSTAR
Il 2008 sarà anche l’anno della superstar Will Smith, ormai al vertice di tutte le classifiche sui personaggi di hollywood, che si appresta a giungere nel nostro paese dopo aver svuotato le tasche degli americani con io sono leggenda, altro catastrophe-movie tratto da un bel romanzo di Matheson che, mio consiglio, è da recuperare se ancora non l’avete fatto. Ma l’attore sarà anche nella seconda parte dell’anno in Hancock, dove inteprerà il primo anti-super-eroe sullo schermo, sfigato, depresso, alcolizzato e odiato da tutti, e in seven pounds, il bis americano di Muccino.
E l’ANIMAZIONE?
Dopo ratatouille sarò un’impresa per la Pixar mantenere lo stesso standard con wall-e, ed è forse per i felici trascorsi della casa statunitense che nessuno ha storto il naso sentendo parlare di un film d’animazione su un robottino, visto che l’idea è tutt’altro che nuova ( vedasi robots…) Come madagascar 2 – via dall’isola, il film Pixar uscirà verso fine anno. Ma ad agosto esce anche kung-fu panda, titolo di cassetta dell’anno per la Dreamworks

continua....
BOX OFFICE ITALIA: I MAGGIORI INCASSI DEL 2007
Quella che ci siamo appena lasciati alle spalle è ufficialmente un’annata da ricordare. Record di incassi del nuovo millennio in Italia e in Usa, con cifre ovviamente non aggiornate all’inflazione, ma comunque altissime nel quadro degli ultimi anni: nel nostro paese ha contribuito ovviamente la tanto sbandierata fetta del cinema italiano, capace di contribuire con un pazzesco 30% all’incasso totale. Nella classifica dei più visti vediamo come i titoli italiani meglio piazziati però, rimangono comunque i soliti cinepanettoni natalizi con l’unica novità manuale d’amore 2,uno dei secondi capitoli di maggior successo che la storia ricordi qui in Italia. Meno visibile ma altrettanto importante il contributo dell’ondata giovanilistica con titoli come ho voglia di te, notte prima degli esami oggi, e più in basso come tu mi vuoi. Ancora in ombra, invece il cinema d’autore di casa nostra, di cui l’esponente più alto è saturno contro solo 19°, peraltro di un regista “adottato” dal nostro cinema. La commedia insomma fa buon brodo, ma alcuni dei grandi successi sopra elencati sanno molto di fuochi di paglia destinati ad estinguersi, come dimostra il mancato exploit di notte prima degli esami oggi che pur incassando bene non riesce a fare il colpaccio di manuale d’amore 2 rimanendo sulle stesse cifre del primo. Particolare il caso di Gabriele Muccino che guadagna della trasferta in Usa e della partnership con Will Smith incassando la bellezza di 15 milioni.
Sempre sugli scudi il cinema americano forte di una serie fortunatissima di sequels e sorprese. Una notte al museo e 300 fanno senza dubbio parte di quest’ultime, mentre più prevedibile il successo di franchise come Harry Potter, spider man 3 e pirati dei caraibi 3 che non perdono un solo colpo, mantenendo più o meno sempre le stesse cifre con un leggero calo per il film con Johnny Deep difficilmente spiegabile. Forte anche l’animazione con shrek 3 che supera perfino l’incasso del secondo, ratatouille che piazza un grandissimo exploit e grazie alla sua altissima qualità conquista un meritato settimo posto con il passaparola, e i simpson, la grande novità di quest’anno. Notevole il ritorno in auge del film d’azione “vecchia maniera” con casino royale capace di incassare 8 milioni, cifra prima impensabile per un James Bond, ma anche the bourne ultimatum si difende bene con quasi 5 milioni, miglior risultato della serie. Unico vero fiasco stagionale, il cinema d’estate, che nei mesi di giugno-luglio rimane ancora uno scoglio semi-insormontabile. E infatti Ocean’s thirteen, transformers e i fantastici 4 e silver surfer, usciti proprio in questi mesi, non hanno rispettato le attese: il primo ha stentato più dei precedenti capitoli, il secondo è arrivato alla cifra di 7 milioni di euro, bottino non da buttare ma lontano anni luce dagli incassi pazzeschi ottenuti dal film di Bay in tutto il mondo, e il terzo ha incassato 3 milioni in meno del predecessore, ma in questo caso occorre precisare che il calo degli incassi si è verificato in tutto il mondo. La scelta non si è rivelata vincente neanche in chiave di smaltimento del consueto intasamento autunnale giacchè tra settembre e ottobre, simpson e shrek esclusi, c’è stato un netto calo degli incassi dovuto alla mancaza di offerta, subito compensato dagli incredibili Novembre e Dicembre. Harry Potter 5 invece, non è stato minimamente intaccato dalla calura, ma si tratta di un fenomeno isolato, capace di uscire indenne in qualsiasi stagione. Insomma c’è da temere che dall’anno che viene si cambi nuovamente musica, dato che già il presidente della Fox ( fantastici 4 ), ha lamentato di essersi sentito danneggiato dall’uscita estiva.
Insomma pare che questa annata fortunata sia dovuta ad una serie di congiunture positive, tra le quali ci sono senz’altro l’uscita contemporanea di sequels attesissimi e la voglia sempre più grande del nostro pubblico di commedie leggere di casa nostra, alla faccia del tanto sbandierato ma alla fine ininfluente scoglio della pirateria. Ora il diffiicile sarà per l’anno che viene di mantenere queste cifre, mancando di pezzi veramente grossi fatta eccezione per il nuovo Harry Potter e le cronache di Narnia: il principe Caspian, Iron Man è infatti nel nostro paese una grossa incognita mentre il sequel di batman begins dovrà affrontare lo scoglio dei 6 milioni di euro a cui si è fermato il precedente capitolo. E il nuovo Indiana Jones? Ancora una volta sarà il nostro cinema a tenere le sale piene? Vedremo…
I 30 MAGGIORI INCASSI ITALIANI DEL 2007
1. NATALE IN CROCIERA € 21.996.117
2. SHREK TERZO € 20.233.650
3. MANUALE D'AMORE 2 € 19.031.518
4. HARRY POTTER E L'ORDINE DELLA FENICE € 18.630.899
5. SPIDER-MAN 3 € 18.054.951
6. UNA MOGLIE BELLISSIMA € 17.555.706
7. RATATOUILLE € 17.391.363
8. PIRATI DEI CARAIBI - AI CONFINI DEL MONDO € 16.428.511
9. I SIMPSON - IL FILM € 16.202.275
10. LA RICERCA DELLA FELICITA' € 15.575.350
11. HO VOGLIA DI TE € 13.805.996
12. NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI - OGGI € 12.158.782
13. UNA NOTTE AL MUSEO € 11.476.556
14. 300 € 10.687.556
15. MATRIMONIO ALLE BAHAMAS € 9.810.385
16. LA BUSSOLA D'ORO € 8.286.728
17. CASINO ROYALE € 8.006.741
18. TRANSFORMERS € 7.976.942
19. SATURNO CONTRO € 7.749.223
20. IL 7 E L' 8 € 7.742.330
21. IL MISTERO DELLE PAGINE PERDUTE € 7.132.209
22. COME TU MI VUOI € 7.064.036
23. I FANTASTICI 4 E SILVER SURFER € 6.930.449
24. ROCKY BALBOA € 6.616.833
25. APOCALYPTO € 6.611.708
26. COME D'INCANTO € 6.403.328
27. MIO FRATELLO E' FIGLIO UNICO € 6.354.491
28. LO SPACCACUORI € 5.890.637
29. BORAT € 5.824.888
30. HANNIBAL LECTER € 5.801.86
BOX OFFICE NATALIZIO: CON LA BEFANA PIERACCIONI SORPASSA DE SICA
Con la Befana arriva puntuale il sorpasso di Pieraccioni nei confronti del “collega” De Sica, che finisce secondo con 1.4 milioni di incasso dopo gli 1.7 di una moglie bellissima. Se quest’ultimo ha già raggiunto i 18 milioni totali e punta senz’altro ai 20, il film di Neri Parenti registra un brusco calo superiore al 50% con il quale azzera i progressi fatti rispetto a natale a New York, il suo totale è infatti per ora identico al film sopracitato, 22.7 milioni. In ogni caso, per il terzo anno consecutivo da ditta Parenti-De Sica è in procinto di vincere la lotta natalizia, e per il secondo la classifica stagionale dei più visti. Se c’è qualcuno che non può lamentarsi sono proprio loro.
Va meno bene invece alla proposta americana: il mistero delle pagine perdute rimane terzo con un incasso di 1.2 milioni di euro circa, ( -20% rispetto a capodanno ), sfiorando gli 8 milioni, identico risultato del precedente capitolo qua in Italia, mentre in Usa il sequel ha fatto meglio del predecessore. Sfiora i 9 milioni invece la bussola d’oro, che, piazzatosi in quinta posizione incassa altri 900.000 euro e si avvicina ai 10 milioni, ma la vera sopresa del weekend è halloween – the beginning, il film di Rob Zombie porta a casa il quarto posto con 1.2 milioni di euro in sole 200 sale, con relativa media per sala più alta della top 10. Complimenti alla piccola Lucky Red, che con una stategia che preferisce un marketing moderno e mirato alle invasioni di massa in centinaia di copie ha fatto centro due volte su due con questo film e 1408.
Sesto posto per leoni per agnelli, ( 900.000 euro ) che risulta il titolo con calo più contenuto e supera i 4 milioni di totale agilmente, settimo per bee movie che a vacanze ormai finite ha totalizzato una cifra al di sotto dei 6 milioni di euro, davvero un grosso flop, il primo di quest’anno per un film d’animazione. Ottavo lussuria, che totalizza mezzo milione di euro, non male per un film cinese di oltre due ore e 30, nono l’amore ai tempi del colera vicino ai 3 milioni e decimo come d’incanto, che si avvia verso i 7 milioni totali di incasso.
In definitiva una festività natalizia ancora all’insegna dello strapotere italiano, seppur forti di cifre dignitose nulla hanno potuto i blockbuster americani. L’enorme divario tra i 18 milioni di una moglie bellissima, che probabilmente diventeranno 20, e i nemmeno 10 de la bussola d’oro è esplicativo più di mille battute di tastierai. Ma il prossimo anno, con l’uscita di madagascar 2 a Natale, la situazione potrebbe essere completamente diversa. La prossima settimana intanto, io sono leggenda, l’allenatore nel pallone 2 e bianco e nero spazzeranno via Babbo Natale e Befana molto facilmente
Poche novità al di là dell’oceano, anche se a dire il vero una sorpresa c’è, ed è juno, una commedia indipendente che risale la classifica arrivando al terzo posto con un totale di già 52 milioni di dollari, quasi da record per un film piccolo come questo, considerando che potrà arrivare anche a 70-80 totali. Al primo posto rimane invece national treasure: the book of secret, che incassa altri 20 milioni in questo weekend arrivando a 170 totali, e raggiunge quindi il risultato del primo episodio. Secondo io sono leggenda quasi a pari merito con juno e alvin and the Chimpunks: 16 milioni per entrambi, con il film di Will Smith non lontano dalla soglia dei 250 e alvin a quota 176. Charlie’s Wilson war dopo la partenza fiacca perde poco alla volta e arriva a 52 milioni totali, ( ne è costato 70 ), mentre a 40 arrivano ps: i love you e sweeney todd; quest’ultimo ne è costati 50 e dovrebbe ormai poter raggiungere il budget abbastanza tranquillamente. Un fine 2007/ inizio 2008 quindi veramente notevole, con l’unica eccezione alien vs predator, già fuori classifica, non raggiunge neanche 40 milioni
BOX OFFICE NATALIZIO: CON LA BEFANA PIERACCIONI SORPASSA DE SICA
Con la Befana arriva puntuale il sorpasso di Pieraccioni nei confronti del “collega” De Sica, che finisce secondo con 1.4 milioni di incasso dopo gli 1.7 di una moglie bellissima. Se quest’ultimo ha già raggiunto i 18 milioni totali e punta senz’altro ai 20, il film di Neri Parenti registra un brusco calo superiore al 50% con il quale azzera i progressi fatti rispetto a natale a New York, il suo totale è infatti per ora identico al film sopracitato, 22.7 milioni. In ogni caso, per il terzo anno consecutivo da ditta Parenti-De Sica è in procinto di vincere la lotta natalizia, e per il secondo la classifica stagionale dei più visti. Se c’è qualcuno che non può lamentarsi sono proprio loro.
Va meno bene invece alla proposta americana: il mistero delle pagine perdute rimane terzo con un incasso di 1.2 milioni di euro circa, ( -20% rispetto a capodanno ), sfiorando gli 8 milioni, identico risultato del precedente capitolo qua in Italia, mentre in Usa il sequel ha fatto meglio del predecessore. Sfiora i 9 milioni invece la bussola d’oro, che, piazzatosi in quinta posizione incassa altri 900.000 euro e si avvicina ai 10 milioni, ma la vera sopresa del weekend è halloween – the beginning, il film di Rob Zombie porta a casa il quarto posto con 1.2 milioni di euro in sole 200 sale, con relativa media per sala più alta della top 10. Complimenti alla piccola Lucky Red, che con una stategia che preferisce un marketing moderno e mirato alle invasioni di massa in centinaia di copie ha fatto centro due volte su due con questo film e 1408.
Sesto posto per leoni per agnelli, ( 900.000 euro ) che risulta il titolo con calo più contenuto e supera i 4 milioni di totale agilmente, settimo per bee movie che a vacanze ormai finite ha totalizzato una cifra al di sotto dei 6 milioni di euro, davvero un grosso flop, il primo di quest’anno per un film d’animazione. Ottavo lussuria, che totalizza mezzo milione di euro, non male per un film cinese di oltre due ore e 30, nono l’amore ai tempi del colera vicino ai 3 milioni e decimo come d’incanto, che si avvia verso i 7 milioni totali di incasso.
In definitiva una festività natalizia ancora all’insegna dello strapotere italiano, seppur forti di cifre dignitose nulla hanno potuto i blockbuster americani. L’enorme divario tra i 18 milioni di una moglie bellissima, che probabilmente diventeranno 20, e i nemmeno 10 de la bussola d’oro è esplicativo più di mille battute di tastierai. Ma il prossimo anno, con l’uscita di madagascar 2 a Natale, la situazione potrebbe essere completamente diversa. La prossima settimana intanto, io sono leggenda, l’allenatore nel pallone 2 e bianco e nero spazzeranno via Babbo Natale e Befana molto facilmente
Poche novità al di là dell’oceano, anche se a dire il vero una sorpresa c’è, ed è juno, una commedia indipendente che risale la classifica arrivando al terzo posto con un totale di già 52 milioni di dollari, quasi da record per un film piccolo come questo, considerando che potrà arrivare anche a 70-80 totali. Al primo posto rimane invece national treasure: the book of secret, che incassa altri 20 milioni in questo weekend arrivando a 170 totali, e raggiunge quindi il risultato del primo episodio. Secondo io sono leggenda quasi a pari merito con juno e alvin and the Chimpunks: 16 milioni per entrambi, con il film di Will Smith non lontano dalla soglia dei 250 e alvin a quota 176. Charlie’s Wilson war dopo la partenza fiacca perde poco alla volta e arriva a 52 milioni totali, ( ne è costato 70 ), mentre a 40 arrivano ps: i love you e sweeney todd; quest’ultimo ne è costati 50 e dovrebbe ormai poter raggiungere il budget abbastanza tranquillamente. Un fine 2007/ inizio 2008 quindi veramente notevole, con l’unica eccezione alien vs predator, già fuori classifica, non raggiunge neanche 40 milioni
BOXOFFICE: I BOTTI DI CAPODANNO
Un po’ in ritardo, giungo a parlare dei botti cinematografici che hanno caratterizzato la fine di questo 2007, con un ultimo weekend dall’incasso complessivo altissimo ( oltre 10 milioni ), di gran lunga superiore a quello dell’anno scorso. Primeggia nuovamente natale in crociera su tutti: il film di Neri Parenti incassa la bellezza di 3 milioni di euro in tre giorni, tallonato però a distanza ravvicinata da una moglie bellissima, che lo segue a 2.9 milioni. Medie per sala altissime, di 5500 euro per entrambi. Il totale è rispettivamente di 18 e 14 milioni, ma le esperienze passate lasciano presagire che Pieraccioni potrà scalzare Parenti nel weekend della Befana.
Terzo posto per il mistero delle pagine perdute che con 1.6 milioni incassati arriva ad un totale di 5, ma essendo uscito solo il weekend natalizio può ancora far molto bene nei prossimi giorni e l’obbiettivo dei 10 milioni totali non è affatto impossibile. Obbiettivo un po’ più difficile da raggiungere per la bussola d’oro, che incassa circa 1.3 milioni di euro. Il film di Chris Weitz si sta però comportando abbastanza bene, e un totale di 8-9 milioni non glielo leva nessuno, anche se, a voler essere pignoli, eragon ne aveva fatti praticamente 10.
Così così bee movie che, quinto, incassa 1.2 milioni arrivando a 3.6 totali. Leggermente meglio del totale di giù per il tubo nello stesso periodo dello scorso anno ma ancora comunque poco per l’unico film d’animazione delle feste.
Ottimo il sesto posto di leoni per agnelli che è il titolo con il maggiore incremento rispetto al weekend di Natale ( 77% in più), a dimostrazione che il passaparola è stato molto positivo, ma anche con la media per sala più alta di tutta la classifica, addirittura 5600 euro!
Meno bene l’amore ai tempi del colera che comunque sta andando meno peggio di quanto si potesse pensare ( già quasi 2 i milioni totali incassati ), seguito da come d’incanto che con un mese di permanenza nelle sale incassa un altro mezzo milione e si avvicina ai sei totali. Un buon risultato per una pellicola che però forse poteva fare di più. Bene anche Cronenberg ( 2 milioni totali sinora ).
Fuori dalla top ten incredibile la prestazione del libanese caramel che aumenta l’incasso addirittura del 235% rispetto alla scorsa settimana, insidiando Irina Palm.
A questo punto aspettiamo i dati della due giorni di capodanno, solitamente molto redditizia, e dopo la Befana, si potrà già tirare un primo bilancio di queste box office Natalizio.
A questo proposito, un primo dato non ufficiale stima che Natale in crociera avrrebbe chiuso il 31 dicembre con 20.300.000 euro grazie all’incasso dell’ultimo dell’anno, superando quindi per un soffio shrek 2 nella classifica dei più visti dell’anno 2007.
Anche negli Usa l’incasso complessivo è in aumento rispetto al 2006. il mistero delle pagine perdute rimane primo con 35 milioni di incasso e un totale di 124. Ma se il successo di questo film era prevedibile a sorprendere ancora è alvin superstar, che guadagna una posizione, batte io sono leggenda e arriva a 142 totali, essendone costati appena 60!
IL MEGLIO E IL PEGGIO DEL 2007
I MIGLIORI FILM DEL 2007
Che annata è stata? Domanda difficile, ma senza dubbio emerge una tendenza precisa: quella del cinema americano di riuscire sempre meno a coniugare quantità ( commerciale ), e qualità artistica. Che il primo classificato sia uno statunitense è solo un caso, non lo è invece che i pochi grandi film a stelle e striscie di quest’anno parlino di guerra, tema bollente più che mai in questo momento. Nel bellissimo controcampo di Eastwood si torna indietro alla seconda guerra mondiale per parlare di un tema comunque sempre universale, quello del rispetto dell’altro, nel nuovo film di Haggis, che ci vi scrive ha particolarmente gradito, si parla degli effetti della guerra sul suolo americano, in bobby, il bel film di Emilio Estevez indirettamente di Vietnam.
Piazza d’onore per il miglior film d’animazione non solo dell’anno ma almeno degli ultmi 5-6 anni, solo per non scomodarmi a rovistare negli archivi, mentre al terzo posto arriva direttamente il canadese Cronenberg che torna a raccogliere consensi pressochè umanimi rappresentando una vera e propria oasi nella scelte limitata delle uscite natalizie.
C’è spazio anche per il cinema tedesco, quest’anno forte di un’annata incredibile tant’è che si è parlato di vera e propria “rinascita”. Le vite degli altri è un gran film, che merita doppiamente per il dovuto omaggio al mai troppo compianto Ulrich Muhe. Anche un po’ di cinema inglese con l’incredible sunshine, una delle sorprese dell’anno, e il film di Neil Jordan uscito fuori tempo massimo breakfast on pluto, entrambi con la rivelazione Cillian Murphy in due ruoli diversissimi.
Buona annata per l’action-movie con gli ottimi casino royale e the bourne ultimatum, entrambi tra l’altro notevoli successi mondiali, gli unici due film in classifica che hanno messo d’accordo sia critica che pubblico assieme a ratatouille. Non manca David Fincher con un film che ha sorpreso, se negativamente o positivamente non sta a me dirlo, e poi ancora Tarantino, la sorpresa di Dito Montiel, il dolcissimo l'arte del sogno, il nuovo Gus Van Sant e il buon ritorno alla regia di De Niro in the good sheperd. Verso le posizioni più basse il pazzesco inland empire che mi ha lasciato un po' perplesso ma non può mancare nella top 20 dell'anno
Inequivocabile la classifica dei più brutti, facendo una rigida selezione mi capita raramente di incappare in film terribili e l’unico in questo caso è l’osceno ho voglia di te, film che ho odiato fino al parossismo, ma c’è anche spazio per i mediocri transformers, tamarrata galattica, l’insignificante number 23, l’inutile Hannibal Lecter e il terribile l’albero della vita, decisamente i film meno interessanti che ho visto in questo 2007. Non bruttissimi ma terribilmente deludenti la bussola d’oro, ennesimo fantasy sprecato in un mare di tagli e scelte infelici, spider man 3, che non è riuscito ad eguagliare i primi due capitoli pur essendo di per se’ un blockbuster più che dignitoso, e l’ultimo inquisitore, un film che sta stretto a un nome come Milos Forman
1.LETTERE DA IWO JIMA ( Clint Eastwood )
Lettere mai spedite, Umanità dolenti. Bellissimo cantico di guerra: il nemico è ancora più umano di noi. La controparte giapponese è più bella di quella americana. Il film che non ti aspetti dal regista che non ti saresti mai aspettato. Ma dopo gli spietati, e milion dollar baby tutto è possibile
2. RATATOUILLE ( Jada Pinkawa )
La Pixar al suo massimo: dopo il ( per qualcuno ) deludente cars, sforna un capolavoro in pixel che rimarrà a lungo nella memoria
3. LA PROMESSA DELL’ASSASINO ( David Cronenberg )
In un periodo di rinascita del gangster-movie, il Canadese ne sforna uno all’arma bianca teso e claustrofobico che pur ricalcando alcuni schemi già noti spiazza totalmente
4. NELLA VALLE DI ELAH ( Paul Haggis )
Dolente, umanista e commovente opera seconda di Haggis. Gran passo in avanti rispetto al premio oscar crash
5. LE VITE DEGLI ALTRI
Non solo penultima grande prova di un grande attore scomparso. Un film sulla fine di una società diretto ed interpretato magnificamente
6.SUNSHINE ( Danny Boyle )
7.BOBBY ( Emilio Estevez )
8.BREAKFAST ON PLUTO ( Neil Jordan )
9.CASINO ROYALE ( Martin Campbell )
10. THE BOURNE ULTIMATUM ( Paul Greengrass )
11. ZODIAC ( David Fincher )
12. PARANOID PARK ( Gus Van Sant )
13. L’ARTE DEL SOGNO ( Michael Gondry )
14. GRINDHOUSE -A PROVA DI MORTE ( Quentin Tarantino )
15. INLAND EMPIRE ( David Lynch )
16. L’OMBRA DEL POTERE – THE GOOD SHEPERD ( Robert De Niro )
17. GUIDA PER RICONOSCERE I TUOI SANTI ( Dito Montiel )
18. BLACK BOOK ( Kevin Lima )
19. INLAND EMPIRE ( David Lynch )
20. HARRY POTTER E L’ORDINE DELLA FENICE ( David Yates )
PS: non ho visto 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni di Cristian Mungu, across the universe, i’m not there, questi, assieme ad’altri, tutti potenzialmente da top10. Spero di recuperarli al più presto in modo da poter riaggiornare la classifica. Ho scelto tra tutti i film usciti in Italia dal primo gennaio al 31 dicembre 2007 in Italia. ( Le date di uscita estere non contano )
I PEGGIORI FILM DEL 2007
HO VOGLIA DI TE
TRANSFORMERS
THE NUMBER 23
HANNIBAL LECTER – LE ORIGINI DEL MALE
L’ALBERO DELLA VITA
LE DELUSIONI
La bussola d’oro
Spider man 3
L’ultimo inquistore
MIGLIORI BLOCKBUSTER DELL’ANNO
The bourne ultimatum
Casino royale
LARS E UNA RAGAZZA TUTTA SUA
ECCOMI DI RITORNO CON LA PRIMA RECENSIONE DEL 2008 ( ma in realtà scritta a Novembre ) BUON ANNO A TUTTI!!
Delicata e godibile favola moderna, con un perfetto Ryan Golsing
LARS AND THE REAL GIRL
USA, 2007
di Craig Gillespie
Con Ryan Gosling, Emily Mortimer, Paul Schneider, Kelli Garner, Patricia Clarkson
Presentato al 25° Torino Film Festival, dove è stato premiato dal pubblico, lars and the real girl è un’opera prima, anzi primissima. Dell’esordiente Craig Gillespie dietro la macchina da presa, e della sceneggiatrice di sex and the city Nancy Olivier alla sua prima esperienza cinematografica. Ryan Gosling veste i panni di un ragazzo affetto dalla paura del contatto fisico, afefobia, che compra una fidanzata, una vera bambola di silicone in scala 1:1 con tanto di attributi femminili, su un sito internet per adulti. Fin qui niente di male se non fosse che il povero Lars è fermamente convinto che l’oggetto inanimato sia un’essero umano in grado di parlare e respirare, negando l’evidenza della realtà. L’oggetto diventa così Bianca, un’avvenente ragazza straniera paraplegica. Tutto ciò con grande sgomento dei fratello maggiore e relativa fidanzata, che abitano a pochi metri dal ragazzo.
Con un incipit del genere ci sarebbe materiale sufficiente per una commedia goliardica infarcita di gag e doppi sensi ma in realtà lars risponde più ai canoni di una lieve e tenera favola capriana ambientata in una tipica Middeltown americana perennemente innevata, il cui gelo contrasta con il calore degli affetti e della solidarietà umana. Dopo gli iniziali imbarazzi e relative gag scontate, infatti, l’umanità intorno a Lars impara velocemente ad accettare il suo piccolo problema. I concittadini iniziano a prendersi cura della bambola con affetto materno, tanto da affezionarsi a lei come ad un’amica, lasciandola diventare una vera e propria compesana amata da tutti. La necessità di consenzienza nasconde però una condizione umana comune che ha in quella di Lars solo il suo estremo, in cui la solitudine è una regola e i rapporti sociali sono esorcizzabili solo attraverso gli oggetti . Gli affetti non sono altro che il risultato della rimozione di una barriera dolorosa che ci separa dagli altri, per superare la quale bisogna prima ritrovare il rispetto per se’ stessi. Da qui il feticismo quasi infantile del film verso bambole e pupazzi di peluche, a ricordare che tutti da piccoli abbiamo avuto bisogno di un’appendice di noi stessi in cui identificarci. Al di là del discutubile risvolto psicoanalitico o dell’umanizzazione della bambola che finisce presto di stupire, quello che invece sorprende è la lievità e l’utopico ottimismo del film di Gillespie, che non sfocia quasi mai nel surreale per rimanere invece saldamente ancorato ad un tema drammatico ma trattato con toni da commedia,: quello della difficoltà del rapportarsi con il prossimo, qui risolta attraverso l’affetto solidale e comunitario di un piccolo centro, forse oggi l’unica oasi possibile in un cinema che vede nella grande metropoli, al contrario, un luogo gelido e inospitale.
In un film che altrimenti stenterebbe a reggere la lunga durata, la recitazione di altissimo livello gioca un ruolo primario : l’intenso Ryan Golsin ruba la scena ad una serie di co-protagonisti di tutto rispetto, da Emily Mortimer, ( match point ), cognata protettiva e di buon cuore, Paul Schneider, fratello di Lars, a Patricia Clarkson, la psicologa che fingendo di curare Bianca in realtà cura Lars E per chiudere, non sarà la migliore attrice ma la bambola di Silicone Bianca merità almeno un premio speciale come presenza scenica, essendo il suo “personaggio”, quasi quello più importante del film.


